PRATO - Morte Luana, la procura propone Appello contro l’assoluzione del tecnico. La difesa: “Siamo fiduciosi”

Il manutentore è stato assolto in primo grado 'per non aver commesso il fatto'. Una sentenza contro cui si scagliò la mamma dell'operaia come già era successo dopo il patteggiamento dei titolari
Nadia Tarantino
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Contro l’assoluzione di Mario Cusimano, il tecnico manutentore assolto lo scorso novembre dall’accusa di aver manomesso l’orditoio che ha ucciso Luana D’Orazio, la procura di Prato ha presentato Appello. L’impugnazione è stata depositata in queste ore e notificata a tutte le parti. La vicenda di Luana D’Orazio, agganciata e inghiottita dal macchinario al quale era addetta in una fabbrica a Montemurlo, è destinata a riaprirsi. Sono passati quasi cinque anni dalla tragedia e la famiglia dell’operaia, a partire dalla mamma Emma Marrazzo, è ancora alla ricerca di giustizia. Una richiesta di giustizia invocata nuovamente a gran voce dopo l’assoluzione del manutentore, difeso dall’avvocato Melissa Stefanacci. Stessa amarezza, stesse parole che mamma Emma aveva già urlato dopo il patteggiamento dei titolari della fabbrica, i coniugi Luana Coppini e Daniele Faggi, rispettivamente a due anni e a un anno e sei mesi (pena sospesa). Stesse accuse per tutti fin dall’inizio: omicidio colposo e rimozione delle cautele antinfortunistiche. Mario Cusimano è stato assolto al termine del processo con rito ordinario: la procura aveva chiesto la condanna a 2 anni e 8 mesi ma secondo il giudice non è stato lui a eliminare le protezioni che, se attive e funzionanti, avrebbero salvato Luana D’Orazio. Sulla decisione della procura di proporre Appello interviene la difesa di Cusimano: “La sentenza di primo grado – dice l’avvocato Melissa Stefanacci – è corretta sia sul piano processuale che sostanziale ed è niente altro che il frutto e lo specchio di un processo che ha dato un unico risultato perché solo quello poteva dare: quello dell’innocenza del mio assistito. Ad ogni modo rispettiamo l’iniziativa della procura confidando che l’Appello non potrà che confermare l’assoluzione, siamo fiduciosi. Speriamo che con la stessa attenzione – conclude l’avvocato – la procura riapra le indagini nella direzione chiaramente indicata dalla sentenza stessa”.
La giovane, morta ad appena 22 anni e lasciando un figlio, è diventata il simbolo della battaglia contro le troppe vittime sul lavoro. Una battaglia che vede Emma Marrazzo impegnata in ogni occasione, presente ad ogni iniziativa che affronta il tema del lavoro e delle cosiddette ‘morti bianche’ che però, la mamma di Luana D’Orazio, chiama “omicidi”.    

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