FIRENZE - OMICIDIO MAATI: IL RACCONTO DI UNO DEGLI IMPUTATI

Redazione
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“Non volevo sentirmi dire che sono un vigliacco, volevo dimostrare di essere del gruppo e per questo ho partecipato all’aggressione cercando di fare meno male possibile e, nonostante avessi una mannaia, non l’ho usata e contro Maati ho tirato un casco”. E’ toccato a Ismail Arouizi, oggi, davanti ai giudici della Corte d’Assise di Firenze, ripercorrere le fasi dell’omicidio di Maati Moubakir, il diciassettenne di Certaldo ucciso a coltellate all’alba del 29 dicembre 2024, dopo la discoteca, in via Tintori a Campi Bisenzio. Anche lui come gli altri quattro imputati, tutti poco più che ventenni, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Ha parlato per quattro ore Arouizi: ha risposto alle domande degli avvocati, del pubblico ministero, dei giudici. Ha raccontato la follia di quella maledetta notte. La lite, che gli viene riferita, tra un gruppo di marocchini e Diego Voza che avverte gli amici con una prima telefonata ma poi, con una seconda chiamata, dice che è tutto risolto. Eppure ugualmente Voza, secondo il racconto di Arouizi in aula, rientra a casa, a Campi Bisenzio, e dopo pochi minuti esce con due coltelli e una mannaia. “Un coltello se lo tiene lui, uno lo dà a Denis Ekani, e a me dà la mannaia”, dice. Poi il racconto prosegue con l’aggressione, in tre momenti diversi, a Maati Moubakir, con l’intervento degli altri due imputati: Francesco Pratesi e Denis Mehmeti. E’ un racconto duro quello di Arouizi: ad ascoltarlo c’è anche il padre ma soprattutto ci sono i genitori della vittima il cui dolore subisce un altro squarcio, l’ennesimo dall’inizio di questa storia. Arouizi dice che ad accoltellare Maati alla schiena sono stati Voza e Ekani. Dice che Pratesi e Mehmeti hanno preso a pugni Maati e che lui gli ha tirato contro un casco. Una versione diversa, molto diversa da quella rilasciata appena una settimana fa da Pratesi che si è assunto la responsabilità delle due coltellate alla schiena ma non di quelle al petto che hanno spaccato il cuore del diciassettenne, colpito a morte mentre si credeva salvo, sull’autobus su cui era riuscito, nonostante tutto, a salire e sul quale c’era però anche Pratesi: “L’ho visto che era sul bus e immaginavo che avesse il coltello perché lui – le parole di Arouizi – se lo portava sempre dietro”.
Ismail Arouizi è l’unico che ha cominciato a pagare una somma a titolo di risarcimento ai genitori della vittima.

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