Quanto c’è ancora di Siena in Mps e quanto di Mps in Siena? La domanda torna d’attualità con l’assalto da 30 miliardi di euro di Intesa a Rocca Salimbeni che se andrà a buon fine comporterà lo smembramento della banca e anche la cancellazione del nome della città di origine dalle insegne. Va detto che il plurisecolare legame identitario si è allentato notevolmente negli ultimi 15 anni a causa delle tumultuose vicende finanziarie e giudiziarie che hanno portato la banca sull’orlo dell’abisso, con la Fondazione che è passata da avere il quasi totale controllo sulla banca all’attuale 0,2%, da un patrimonio di 11 miliardi con ampissime ricadute sul territorio all’attuale di 600milioni. Eppure c’è ancora un mondo locale che gira attorno alla banca più antica del mondo: 2.300 dipendenti su 16.500 vivono e lavorano in città e in provincia, il centro decisionale, l’orgoglio di un territorio che grazie all’operazione dell’ad Lovaglio con la scalata a Mediobanca e Generali, ha riportato la banca nell’olimpo della finanza europea tanto da farne un boccone prelibato per le altre banche. Quasi una beffa dopo la rivincita, ma questa è la dura legge del mercato. E’ tutto perduto? Il cardinale Lojudice sprona istituzioni e cittadini a non arrendersi di fronte a quelle logiche e come è stato fatto per la vicenda Beko a combattere affinché prevalga la dignità di un intero territorio. Al di la delle contromosse finanziarie che metterà in campo Lovaglio probabilmente già da lunedì, le istituzioni si stanno organizzando unendo le forze nonostante i colori politici diversi. Regione e Provincia guidate dal centrosinistra, hanno già incontrato il Comune, che dal 2023 è in mano al centrodestra, per una strategia condivisa che tuteli lavoro, territorio e perché, no anche il nome.
I sindacati chiedono la tutela del lavoro sul territorio ricordando il contributo dato dai dipendenti nel recente momento più buio della banca. In tutto questo stride il silenzio della Fondazione che potrebbe invece intervenire per chiedere aiuto al Mef e al governo nonostante le dichiarazioni del ministro Tajani sulla non necessità del Golden Power per fermare l’operazione di Intesa perchè considerata positiva per il sistema italiano in Europa. Scelta quasi pilatesca criticata dall’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini che sprona la politica a riprendersi il suo ruolo per salvare quel poco che è rimasto con quella consapevolezza che in passato è mancata.
Siena - Mps e Siena, storia identitaria appesa a filo
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