“L’attentato del 1993 a Firenze doveva fare una vittima eccellente, un politico. Fu scelto Giovanni Spadolini, presidente del Senato, ma poi si venne a sapere che era malato di cancro e allora l’obiettivo diventò l’Accademia dei Georgofili”. E’ uno dei passaggi della lunga testimonianza di Pietro Riggio, il collaboratore di giustizia sentito oggi a Firenze nel processo a carico di Salvatore Baiardo, il fiancheggiatore dei fratelli Graviano, boss di Cosa Nostra, già condannato per l’aiuto dato a Giuseppe Graviano durante la latitanza, è accusato di favoreggiamento personale con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa nei confronti di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri e calunnia aggravata ai danni di Massimo Giletti in relazione ad una foto, confermata dal giornalista e smentita dall’imputato, scattata nel 1992 a Berlusconi con Giuseppe Graviano e il generale Francesco Delfino.
Oggi è cominciata la sfilata dei pentiti citati dai pm Lorenzo Gestri e Leopoldo De Gregorio: il primo è stato Riggio, ex agente della polizia penitenziaria, arrestato e condannato per associazione mafiosa, tra i testimoni del processo Capaci bis e di quello sulla trattativa Stato-mafia; a seguire Fabio Tranchina, sotto protezione dal 2011, condannato in via definitiva per associazione mafiosa e concorso nella strage di via D’Amelio. I due collaboratori di giustizia hanno ripercorso gli anni degli attentati ai magistrati Falcone e Borsellino, e quelli nel Continente, lontano dalla Sicilia, a Firenze, a Milano, a Roma, finalizzati a favorire un ricambio politico e ad affermare il successo di Forza Italia. Tutti e due hanno parlato del loro rapporto con Cosa Nostra e in particolare con i fratelli Graviano. Tranchina, in particolare, ha detto di essere stato il tuttofare di Giuseppe Graviano in Sicilia e di averlo rifornito di denaro contante durante le sue vacanze in Sardegna e a Forte dei Marmi. “Solo dopo ho capito di averlo accompagnato a fare sopralluoghi sull’autostrada a Capaci e in via D’Amelio”, ha raccontato. E mentre Riggio ha detto di non aver mai conosciuto Salvatore Baiardo, Tranchina ha parlato dei suoi incontri – pochi – con l’imputato, a Omegna, in Piemonte: qui Baiardo abitava e aveva una gelateria, e qui viveva anche Giovanni Drago, uno dei primi pentiti di mafia, ex braccio destro dei fratelli Graviano, e qui vennero a trascorrere la latitanza proprio i due boss di Brancaccio. Rinviato, invece, l’esame dei consulenti della procura chiamati a ricostruire i flussi di denaro che legherebbero Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra.
FIRENZE - MAFIA, PROCESSO BAIARDO: OGGI IN AULA I PRIMI PENTITI
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