E’ una bocciatura totale quella del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, alla direttiva del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria di mettere brande o materassi a terra per ovviare alla mancanza di posti dopo la chiusura di sette sezione del carcere fiorentino di Sollicciano in forza di un sequestro della magistratura dovuto alle carenti condizioni delle celle. “Scelta comprensibile nelle motivazioni ma estremamente pericolosa nelle conseguenze – il commento del segretario toscano, Francesco Oliviero – non si può pensare di affrontare una crisi strutturale ricorrendo a soluzioni di fortuna che rischiano di scaricare sulle carceri e sulla polizia penitenziaria problemi ancora più grandi”. Le sette sezioni chiuse a metà giugno hanno obbligato a individuare sistemazioni alternative per 240 detenuti. Non proprio una cosa facile perché le carceri toscane sono già sovraffollate e perché l’ingresso di altri detenuti rappresenta un ulteriore carico che per molte strutture è impossibile. Da qui l’autorizzazione del Provveditorato a soluzioni tampone come i materassi a terra. “Quando si adottano decisioni di questo tipo – il commento del sindacato – bisogna essere consapevoli delle conseguenze e assumersi la responsabilità delle ricadute operative: qualsiasi cosa dovesse accadere, non sarebbe un evento imprevedibile”. Non solo: “La collocazione di persone su materassi a terra pone interrogativi anche sotto il profilo delle condizioni detentive e della dignità della persona. Come sindacato – conclude il segretario toscano – chiediamo al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di intervenire subito per individuare soluzioni alternative, attraverso una redistribuzione dei detenuti di Sollicciano su scala nazionale e cercare strutture con le quali far fronte all’emergenza. Servono scelte coraggiose e strutturali – conclude il Sappe – non misure che rischiano di aggravare una situazione già al limite della sostenibilità”.
FIRENZE - SOLLICCIANO, SAPPE: “NO MATERASSI A TERRA PER DETENUTI”
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