Trent’anni fa, il 15 febbraio 1996 l’Italia voltava pagina. Con la legge n. 66, la violenza sessuale cessava di essere un “reato contro la moralità pubblica e il buon costume” per diventare, con colpevole ritardo, un reato contro la persona. Un passaggio non solo giuridico ma culturale: al centro non c’era più l’onore, la morale collettiva o la famiglia, ma la libertà e l’integrità della donna. La riforma fu il risultato di un lungo percorso iniziato negli anni Settanta, alimentato dalle battaglie del movimento femminista e da casi giudiziari che avevano scosso l’opinione pubblica, e che portarono ad un intenso dibattito parlamentare, prima del varo della legge che riconosceva, seppur con dei correttivi che sarebbero stati posti molto anni dopo, la centralità del consenso.
Trent’anni dopo, i numeri raccontano tuttavia una realtà ancora complessa. Secondo l’ISTAT, circa 6,4 milioni di donne italiane tra i 16 e i 75 anni — quasi una su tre — hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Di queste, il 18,8% ha subito violenza fisica, il 23,4% violenza sessuale e il 5,7% ha subito stupri o tentati stupri. Il 40% di loro ha trovato i propri aguzzini tra le mura domestiche, in coppia o in famiglia. Il dato è aumentato rispetto agli anni in cui fu varata la legge, ma l’incremento va letto anche come effetto di una maggiore consapevolezza e propensione a denunciare. Basti pensare che nelle rilevazioni appena successive al ’96, molte donne dichiararono di aver subito violenze negli anni precedenti, ma di non aver mai denunciato.
In Toscana il quadro riflette l’andamento nazionale. Le relazioni annuali delle forze dell’ordine e dei centri antiviolenza evidenziano un numero di denunce stabile o in lieve aumento nell’ultimo decennio. Anche qui, si tratta di una più marcata emersione del fenomeno, in una regione che ha investito molto nelle reti territoriali e negli sportelli di ascolto. “La legge del 1996 – ha ricordato l’assessora regionale alle pari opportunità, Cristina Manetti – ha segnato un passaggio decisivo di civiltà, mettendo al centro la dignità e la libertà delle donne. Ma i diritti vanno resi concreti ogni giorno, con servizi, prevenzione e politiche pubbliche”.
Se il diritto, trent’anni fa ha dunque riconosciuto la violenza sessuale come lesione della persona, la sfida oggi resta culturale: non basta criminalizzare per cambiare una cultura: bisogna trasformarla, attraverso strumenti come la prevenzione, educazione al rispetto, sostegno alle vittime. Perché quella svolta del 15 febbraio non resti solo una data, ma continui a produrre cambiamento reale nella vita delle donne.
TOSCANA - TRENT’ANNI FA LA LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE
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