Siena - Smembramento Mps: politica, sindacati e Chiesa in campo

Redazione
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Se l’offerta pubblica d’acquisto e di scambio da oltre 30 miliardi di Intesa San Paolo su Mps andrà in porto, Siena scomparirà sostanzialmente e formalmente dall’anima e probabilmente anche dalla struttura dell’istituto creditizio più antico d’Italia e del mondo, appena rinato dopo essere scampato a un crac e alla conseguente bufera giudiziaria. L’operazione di Intesa infatti prevede che una parte dei 2.200 sportelli di Mps, oltre 630 e la stessa Rocca Salimbeni, sede storica della banca, vengano acquistati da Unipol per creare insieme a Bper di cui Unipol ha oltre il 20%, una nuova realtà creditizia che si chiamerebbe Monte dei Paschi. La parola Siena non esisterebbe più. Il resto finirebbe sotto Intesa, interessata a Mediobanca, recentemente diventata di Mps, e soprattutto del 13% che piazzetta Cuccia ha di Generali. La mossa di alta finanza ha suscitato un coro di preoccupazioni sul fronte senese e toscano. Intanto i sindacati che temono la perdita di posti di lavoro, a cominciare dai 2mila dipendenti della direzione a Siena; poi il Pd toscano e il presidente della Regione Eugenio Giani che si dichiara pronto a difendere “la toscanità di Mps, che è un colosso ma che deve garantire la sua attività, il suo cervello, i suoi lavoratori a Siena e in Toscana”.
e infine la Chiesa che attraverso il cardinale Augusto Paolo Lojudice auspica “il rispetto della storia plurisecolare della prima banca aperta al mondo e questo significa soprattutto la tutela dei posti di lavoro. Il Monte dei Paschi di Siena negli ultimi anni è stato l’esempio di come si possa risanare una banca portando avanti un vero e proprio cambio di passo e di mentalità”.

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