Ha varcato il carcere fiorentino di Sollicciano a metà giugno per scontare una condanna a quattro anni di reclusione. Aveva 75 anni, era italiano e pochi mesi prima era stato colpito da un ictus che gli aveva lasciato un braccio semiparalizzato e pesanti conseguenze sul piano fisico. Domenica scorsa si è sentito male nella sua cella, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Dio, dove è morto per meningite. A raccontare il fatto e gli ultimi giorni dell’uomo sono i volontari di Pantagruel. Ricoverato nel centro clinico dell’istituto, appariva già in condizioni estremamente precarie. “Gli ho portato dei vestiti — racconta Stefano Cecconi dell’associazione Pantagruel —. Aveva un braccio paralizzato a causa dell’ictus e i polpacci e gli stinchi erano praticamente neri, tra cicatrici e problemi di circolazione sanguigna. Lui diceva di non stare malissimo, forse anche grazie alla disponibilità degli agenti di polizia penitenziaria, degli infermieri e dei volontari”. Le sue condizioni, però, sarebbero peggiorate rapidamente. Sabato, tornando a trovarlo, il volontario si è sentito rispondere che non era opportuno entrare perché il detenuto non riusciva più ad alzarsi dal letto oppure, quando tentava di farlo, cadeva quasi subito. Il giorno successivo è arrivato il malore, quindi il trasferimento in ospedale e infine il decesso. Cecconi parla di una morte che impone ancora una volta una riflessione sulle condizioni di detenzione delle persone anziane e gravemente malate. “Dieci giorni in carcere, con temperature vicine ai 40 gradi e in una situazione sanitaria come la sua, non sono una pena da scontare ma una tortura da applicare. È morto dopo appena dieci giorni di detenzione. L’articolo 27 della Costituzione, che impone che le pene siano conformi al senso di umanità, in questa vicenda non è stato rispettato”.
FIRENZE - 75 anni molto malato: muore dopo dieci giorni di cella
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